Fuoca coste e cocce priatorije - Il Programma

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Servizio guide turistiche
Ore 10.00 - 13.00 e 15.00 - 17.00
Complesso Abbaziale dell'Angelo, Museo e centro storico
Per Info e prenotazioni telefonare allo 0881.964904 o recarsi presso la Chiesa dell'Annunziata, ingresso da Largo S. Michele

Laboratorio di zucche c/o Info Point
Ore 15.30 - 17.00 Piazza San Pietro

Concorso "La zucca più bella"
Ore 18.30 - 20.30 Fontana Sant'Angelo
• ore 18.30 - 20.00 Consegna delle zucche
• ore 20.30 Premiazione
• ore 21.00 - 21.30 Ritiro dei premi c/o Sede della Pro Loco

ACCENSIONE DEI FUOCHI
Ore 19.00
Al suono della campana della Chiesa Madre

Apertura Info Point Pro Loco
Ore 19.00 - 22.00 Via Vittorio Emanuele
Degustazione vino e taralli locali

Spettacolo sui trampoli dei LIU.BO
Ore 18.30 - 19.30 Via della Croce - Piazza Padre Pio

Spettacolo itinerante di musica balcanica dei Zastava Orkestar
Ore 20.00 - 22.00 Da Piazza Municipio

Spettacolo di musica popolare dei Tarantula Garganica
Ore 22.00 - 24.00 Piazza Mazzini

Come raggiungere il posto

Maggiori info

I falò del 1° novembre ad Orsara di Puglia

V'è un luogo in Capitanata, dove la sera del 1° Novembre, col calore delle tenebre, si accendono i fuochi in onore dei defunti: è Orsara di Puglia, paese di 3200 anime, situato sui monti dell'Alta Daunia.

Da tempi remoti questa tradizione si rinnova intatta, a volte più sentita, a volte più silenziosa, ma sempre con le stesse peculiarità: fuoco e culto dei morti si fondono in un binomio inscindibile da tempo immemorabile. Ultimamente è cresciuta l'attenzione verso questa manifestazione, prima in ambito provinciale, successivamente in quello regionale con qualche curiosità a livello extraregionale.

Non sono fuochi che si accendono per risvegliare qualche sopito istinto primordiale nè si vuol cercare di imitare qualche festività venuta d'oltreoceano, facendo un viaggio a ritroso. Con Halloween Orsara non ha alcun punto di contatto: è esattamente l'opposto di quello che i mass media vogliono propinare per quel suo carattere commerciale e consumistico che ha assunto in terra d'America.

Quindici giorni prima della festa d'ognissanti, adulti, ragazzi e bambini fanno a gara nell'accatastare ginestre e altra legna. Un elemento caratterizzante del falò è rappresentato dalla ginestra, arbusto che cresce abbondante sui pendii dei nostri monti. Il crepitio di questi arbusti risuona per tutte le strade e le faville arrivano in alto ad illuminare questa notte di ricordi, d'amore ma anche d'ataviche paure che il tempo non ha cancellato.

Il fuoco è l'elemento magico. Ad Orsara, caso unico in Italia, i falò si accendono da tempi remoti: è una tradizione della civiltà contadina rimasta immutata nel tempo e che sempre si è celebrata nell'identica maniera, al limite tra il profano e il sacro.

Nella preistoria l'uomo accendeva il fuoco con l'intento di riscaldare, purificare e tenere lontani gli spiriti del male. Oggi si accende il fuoco per poter far ritrovare la via di casa alle anime del purgatorio e offrire loro un pò del calore che il regno oltremondano non può più offrire; è calore umano, è calore fisico che i vivi intendono trasmettere alle anime dei propri cari.

Un tempo, quando in quest'angolo di mondo non vi era il fragore dei media ed il carattere profano era ancora vivo, si usava porre in una bacinella piena d'acqua dell'olio e sopra si poneva un treppiede con una lambada (luce ad olio): alla fioca luce della candela si poteva assistere, secondo i vecchietti, alla sfilata delle anime del purgatorio. Per le strade risuonava il crepitio delle ginestre e in ogni angolo ardeva un fuoco.

Elemento caratterizzante era la ginestra. Per quale motivo? La ginestra è un arbusto che cresce abbontantemente sui fianchi dei monti e delle colline orsaresi ed in più esso è profumato e si volatilizza facilmente, facendo sembrare che il legame cielo terra si compia sotto i nostri occhi. Tale era il senso del fuoco presso le antiche popolazioni che accompagnava sempre i sacrifici.
Solo in questo luogo i falò, fuoca coste, si accendono la sera del primo novembre: per tutta la notte ardono numerosissimi, vicino alle abitazioni si appendono le zucche antropomorfe con una candela accesa all'interno e le vecchiette, prima di andare a letto, prendono dal falò un pò di brace e la portano in casa, deponendola nel camino o in un braciere. E' convinzione che le anime dei defunti ritornano tra i vivi , facciano visita ai parenti e ritornino alle dimore dove avevano vissuto , si riscaldino e continuino il loro peregrinare per tutta la notte. E' dunque un atto di cortesia per i defunti, un gesto d'amore per queste anime che ritornano, ma è anche atavica paura per il regno ultramondano, quasi come se mancando al dovere dell'ospitalità e del calore familiare il defunto possa vendicarsi sui vivi. Altro elemento curioso era ed è la compartecipazione al fuoco: se non si provvede a farne uno proprio, si partecipa al rito mediante l'apporto di qualche fascina o di alcuni tronchi a quello del vicino.

Testo del Prof. Michele Lepore
Foto di Donato Narducci

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GEOGRAFIA STORICA DELLA PUGLIA

La denominazione ufficiale più antica della Puglia è Apulia del regno di Augusto: la regio secunda, infatti, fu detta Apulia et Calabria.
La prima, occupava la parte centro settentrionale del territorio regionale, dal medio e basso corso del Biferno, sino alla soglia messapica, allargandosi ad ovest sino ai monti del Sannio; la seconda, corrispondeva all’attuale Salento.
Verso la seconda metà del VI secolo, la divisione tra Longobardi e Bizantini determina la suddivisione della regio secunda in Ducato di Benevento (ai Longobardi) e Calabria (ai Bizantini). L’espansione longobarda dell’XI secolo, però, riduce i possedimenti bizantini alle sole due penisole del Bruzio e del Salento, riunite nel Ducato di Calabria. Tra la metà del X secolo e gli inizi dell’XI i Bizantini mettono mano ad una “riforma thematica” istituendo il Thema di Longobardia, che si estendeva fino a comprendere amministrativamente la Puglia e il Thema di Calabria, ristretto unicamente al Bruzio. Lungo il confine settentrionale, il Catapanato di Basilio Boioannes realizzò una poderosa cintura di importanti basi strategiche (Troia, Dragonara, Civitate, Castel Fiorentino, Candela, Biccari, Montecorvino, Chieuti, Serra capriola e Melfi). In seguito, tutti i catapanati furono unificati nel Catapanato di Bari, di cui Bari fu eletta capitale e sede ufficiale. Tuttavia, il toponimo ufficiale di Longobardia non riesce ad imporsi e a sostituire quello di Apulia, che torna a riaffermarsi con i Normanni.
Dobbiamo attendere l’età normanno-sveva per la denominazione di Capitanata nella parte settentrionale della regione, all’interno della quale, con l’istituzione della “Dogana della mena delle pecore in Puglia”, prende corpo la dicitura del Tavoliere, derivata dalle Tabulae Censuariae, geocarte su cui erano denominate le locazioni, divise in poste, che venivano assegnate ai pastori transumanti dai monti abruzzesi e molisani attraverso tratturi e tratturelli. Le parti centrale e meridionale, invece, assumono rispettivamente, il nome di Terra di Bari e Terra d’Otranto, oltre alle attuali province di Brindisi, Taranto, Lecce e Matera, sino al 1633. Tale divisione, puramente nominale si protrarrà per tutto il Medio Evo, fino all’Unità d’Italia.
Tratto da "Metodologia della ricerca in geografia", M. Rossi

Fuoca Coste e Cocce Priatorije

Orsara di Puglia, 1° Novembre

Un'antica tradizione che si rinnova ogni anno, dalla storia e dai miti di antichi popoli, alla superstizione popolare, fino al culto ed ai valori del cristianesimo.

Ogni anno la tradizione si rinnova, tranne che per la parte consumistica, con le stesse caratteristiche di diversi secoli fa.


La sera del primo novembre, all'imbrunire, in tutte le strade, in tutti gli slarghi, in tutte le piazze, ogni piccolo gruppo di famiglie o anche famiglie singole e comitive accendono il fuoco e, oggi come ieri, ognuno partecipa al falò con fascine o tronchi; oggi come ieri si intagliano zucche, di origine asiatica e che i Romani conoscevano; coltivavano e utilizzavano per rappresentare i defunti.


La sera tutti si accostano al falò per parlare, per intrattenersi e consumare qualche patata, cipolla o, oggi, salsicce e bistecche. Tutti possono accostarsi a tutti i fuochi, senza alcuna discriminazione; il non accettare un nuovo venuto è sintomo di offesa grave alle anime dei defunti. Oggi come ieri le vecchiette portano in casa un pò di brace per permettere alle anime dei defunti di riscaldarsi quando, dopo la mezzanotte, essi si aggirano alla ricerca dell'abitazione in cui erano stati da vivi. Davanti alle abitazioni le zucche incavate emanano una fioca luce ad indicare l'abitazione dei defunti.


Testo del Prof. Michele Lepore
Foto di Donato Narducci

BENVENUTI A TUTTI

Siamo 20 giovani donne pugliesi che, unite dalla passione per il proprio territorio, hanno deciso di creare questo blog per condividere le proprie conoscenze e raccontare la PUGLIA!
Ci piacerebbe arricchire con voi questo spazio, affinché chiunque possa attingere e/o fornire informazioni sul nostro territorio.


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