
Un'antica tradizione che si rinnova ogni anno, dalla storia e dai miti di antichi popoli, alla superstizione popolare, fino al culto ed ai valori del cristianesimo.
Ogni anno la tradizione si rinnova, tranne che per la parte consumistica, con le stesse caratteristiche di diversi secoli fa.
La sera del primo novembre, all'imbrunire, in tutte le strade, in tutti gli slarghi, in tutte le piazze, ogni piccolo gruppo di famiglie o anche famiglie singole e comitive accendono il fuoco e, oggi come ieri, ognuno partecipa al falò con fascine o tronchi; oggi come ieri si intagliano zucche, di origine asiatica e che i Romani conoscevano; coltivavano e utilizzavano per rappresentare i defunti.
La sera tutti si accostano al falò per parlare, per intrattenersi e consumare qualche patata, cipolla o, oggi, salsicce e bistecche. Tutti possono accostarsi a tutti i fuochi, senza alcuna discriminazione; il non accettare un nuovo venuto è sintomo di offesa grave alle anime dei defunti. Oggi come ieri le vecchiette portano in casa un pò di brace per permettere alle anime dei defunti di riscaldarsi quando, dopo la mezzanotte, essi si aggirano alla ricerca dell'abitazione in cui erano stati da vivi. Davanti alle abitazioni le zucche incavate emanano una fioca luce ad indicare l'abitazione dei defunti.Testo del Prof. Michele Lepore
Foto di Donato Narducci
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